A Madrid da protagonisti

L’Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione aderisce ad un network europeo (TAFTIE), composto dalle Agenzie Nazionali che hanno in carico le politiche di innovazione nei paesi europei. I partners TAFTIE si ritrovano una volta all’anno per dettare l’agenda comune delle attività e confrontare le rispettive politiche governative, in modo da “contagiarsi” positivamente con le novità o “vaccinarsi” da nuovi problemi o difficoltà. Ai primi di dicembre ci si è trovati a Madrid. A rappresentare l’Italia, oltre alla storica delegazione dell’ENEA, Mario Calderini, docente al Politecnico di Torino e membro del consiglio d’amministrazione dell’Agenzia italiana. “Ha destato notevole interesse tra le agenzie “colleghe” europee – esordisce Calderini, da noi interpellato per condividere l’esperienza di Madrid – il programma Italia degli Innovatori. L’idea di pre-selezionare e poi accompagnare, sulla base dell’innovativitá di processo e di prodotto, le nostre eccellenze imprenditoriali su mercati ad alta potenzialità di sviluppo, predisponendo una vera e propria piattaforma di atterraggio tramite la costruzione di luoghi fisici o virtuali, è stata considerata da tutti efficace e foriera di ricadute rapide e positive. Noi pensiamo – continua Calderini – che la prossima edizione del programma, anche senza il vantaggio oggettivo del polo d’attrazione costituito dall’expo di Shangai, resti una leva a disposizione delle nostre PMI per farsi conoscere su mercati promettenti quali Russia, Brasile, Messico e Brasile”. Chiediamo al Prof. Calderini quale sia stata la valutazione riservata dai colleghi europei all’impostazione data dal Governo Italiano alle politiche per l’innovazione.

“Effettivamente – ci informa Calderini – abbiamo avuto l’occasione di presentare a Madrid I-2012, vera e propria agenda politico-strategica del Ministro Brunetta. Il programma tiene già conto, a differenza di altre realtà europee, del quadro complessivo di risorse disponibili in una congiuntura non favorevole quale l’attuale e prevede di sfruttare l’economia di scala della domanda pubblica già programmata per indurre un effetto leva e di public procurement. In questo momento pare essere oggettivamente l’unico volano prontamente innescabile.” Nel colloquio con Calderini emerge poi un elemento, solitamente messo in conto all’Italia sul piano delle debolezze e che,invece, si sta rivelando un potente asset futuro a disposizione: le politiche regionali dell’innovazione.

“Come tante volte sottolineato in passato – prosegue Calderiniè vero che in Italia le competenze in materia di innovazione sono ripartite tra una varietà di soggetti a livelli diversi (oltre a quello europeo, il governativo suddiviso tra più ministeri e il regionale) e che questo può avere suscitato problemi di coordinamento sconosciuti ai nostri partners europei. Però è altrettanto vero che una delle chance per usufruire di risorse per l’innovazione è quella di ricorrere ai fondi strutturali e ciò impone proprio di coordinare efficaci politiche regionali, cui noi siamo probabilmente più preparati. Bene quindi accorciare e razionalizzare le competenze – anche per migliorare le nostre tecniche di lobbying come fanno paesi meno blasonati – ma occorre tener conto che un livello regionale articolato come il nostro è baricentrico verso il futuro. Paesi reattivi al cambiamento come l’Olanda tengono conto infatti e discutono proprio della nostra esperienza. Resta naturalmente – e in ciò vedo un ruolo strategico della nostra Agenzia per l’innovazione – da incentivare il trasferimento tecnologico e di best practices dalle nostre regioni più sviluppate dal punto di vista industriale, solitamente al Nord, a quelle del Sud, più ricche di opportunità per quanto riguarda i fondi strutturali europei. Già oggi la proporzione nella disponibilità dei fondi strutturali per ricerca e innovazione tra Nord e Sud ammonta a circa 15 contro 85” – conclude Calderini. Venendo a ciò che, proveniente dalla riunione di Madrid, è invece  emulabile in positivo da noi, chiediamo a Calderini di farci un breve resoconto. “ Si può  sempre da imparare da ogni confronto internazionale. TAFTIE ha oramai definito la possibile agenda degli interventi e oramai non si tratta più di progettare, ma solo di realizzare. L’agenzia svedese VINNOVA ci stimola per esempio ad investire di più sull’end user come parametro per affinare l’innovazione. Nella concezione svedese, se ad esempio parliamo d’innovazione nel biomedicale, la valutazione pratica di utilizzatori come medici e infermieri conta tanto quanto la ricerca universitaria. Questo “ascensore” dal basso all’alto – conclude Calderini – può parzialmente modificare ed affiancare la nostra propensione classica a finanziare solo gli enti di ricerca, quando si parla di innovazione”. Il primo confronto a tutto campo con le agenzie per l’innovazione “colleghe” ci pare abbia generato semi in grado di germogliare a breve.

Gianluca La Torre

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